Da dove provengono le emissioni globali di CO2?

Quante volte ci siamo domandati da dove provengano le emissioni globali di CO2, e soprattutto quali sono i settori maggiormente responsabili del cambiamento climatico? Rispondere con precisione in merito a questo argomento diventa sempre più determinante in previsione delle politiche di contrasto mondiali volte a ridurre le emissioni di CO2 nella nostra atmosfera. Esempi come il Green Deal europeo (del 2019), che si pone come obiettivo generale quello di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, e le politiche ambientali di paesi come la Cina (primo emettitore mondiale di CO2), dove puntano invece alle emissioni-zero entro il 2060, sono utili per comprendere che quello del cambiamento climatico non è un problema che si può sottovalutare. Anzi, bisogna intervenire immediatamente. Infatti, gran parte dei governi mondiali stanno seguendo le raccomandazioni espresse dal Worldwatch Institute, cercando di ridurre le emissioni di gas serra almeno dell’85% (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2050. 

I gas serra presenti nell’atmosfera sono un fattore determinante del riscaldamento globale e  possono essere il risultato sia di processi naturali, come nel caso del vapore acqueo, dell’anidride carbonica (CO2) e del metano (CH4), sia di processi artificiali, come i gas fluorurati. Ed è soprattutto l’anidride carbonica, che rappresenta oltre il 75% delle emissioni causate dall’uomo, ad essere la principale responsabile dell’aumento della temperatura del nostro pianeta. Ma dato che è proprio l’attività umana ad avere un ruolo determinante nello sbilanciamento che porta al riscaldamento globale, bisognerebbe impegnarsi congiuntamente a ridurre la percentuale di emissioni di gas serra, provando così a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Occorre quindi identificare quali siano i settori e le attività umane che contribuiscono maggiormente alle emissioni di CO2, così da rimediare quanto prima. 

A tale proposito il sito “Our World in Data” ha pubblicato un interessante grafico che mostra la suddivisione delle emissioni di gas serra su scala globale (con riferimento all’anno 2016). Il totale era pari a 49,4 miliardi di tonnellate di CO2eq nel mondo. Dal grafico, elaborato partendo dai dati misurati dal “World Resources Institute” e da “Climate Watch”, si può osservare che le emissioni associate all’energia sono la fetta più significativa, con il 73% del totale, che comprendono: gli usi energetici nelle industrie (24,2% sul totale), negli edifici (17,5%), e nei trasporti (16,2%). Bisogna prestare particolare attenzione soprattutto a quest’ultimo, specialmente per quanto riguarda i trasporti stradali (11,9%); da questo dato possiamo estrapolare una percentuale, di circa il 60% delle emissioni, riguardante i veicoli che trasportano passeggeri, come automobili, moto e autobus.

 

L’agricoltura, la silvicoltura e gli allevamenti, invece, sono responsabili del 18,4% delle emissioni di gas serra. Il sistema alimentare complessivamente, rappresenta circa un quarto delle emissioni di C02, comprendendo al suo interno la refrigerazione, la lavorazione, l’imballaggio e il trasporto degli alimenti. Gli allevamenti, per lo più di bovini (sia per la carne che per il latte), a differenza degli altri settori producono per la maggior parte gas serra sotto forma di metano (per il 44%). 

La considerazione da fare rispetto a questi dati è che, così come le emissioni di gas serra provengono da molti settori, per affrontare al meglio il problema del surriscaldamento globale abbiamo bisogno di integrare soluzioni efficaci differenti. Fermare soltanto l’incremento di CO2 è necessario ma non sufficiente per ridurre la minaccia climatica. Dunque concentrarsi solo sul settore dei trasporti, dell’elettricità, o sulla deforestazione non è abbastanza, ma sicuramente è un punto di partenza per scongiurare la minaccia dei cambiamenti climatici.

Nessun commento

Inserisci un commento