Il progetto ambizioso del Giappone: primo paese con una strategia per l’idrogeno

L’idrogeno è attualmente un argomento nevralgico e sono molti i paesi europei (Italia compresa) che hanno mostrato interesse nei suoi confronti. Ma chi è stato il primo paese ad accorgersi dell’importanza di questo vettore energetico? Il Giappone. 

Il Giappone è stato il primo paese a cogliere l’opportunità di questo scenario e avendo già adottato una strategia di base ben specifica per l’idrogeno nel 2017, si aggiudica il primato in termini di rapidità. Oltre ad aver intuito le possibilità che l’idrogeno può offrire, al momento della scelta di investire su di esso hanno influito anche altri fattori come la scarsità delle risorse energetiche del territorio e soprattutto l’evento legato all’incidente della centrale nucleare di Fukushima nel 2011. Da questo episodio, quello che in un primo momento sembrava un desiderio di capitalizzare su questo vettore, considerandolo come alternativa, si è evoluto in una certezza e punto fermo della politica giapponese. 

Come dimostrano i diversi programmi pilota che ha già in atto, il paese si impegna attivamente per diventare una società interamente basata sull’idrogeno provando giorno dopo giorno ad integrare la produzione con lo stoccaggio. Tra gli obiettivi primari del paese che rientrano nella road map vi è quello di riuscire a garantirsi una provvigione di idrogeno per una portata di 300.000 tonnellate entro il 2030. Questa annata è la deadline che il Giappone si è prefissata per rendere operativa la sua prima filiera dell’idrogeno. Nel voler raggiungere questo traguardo la nazione ha saputo sfruttare uno dei suoi punti di forza quale il trasporto via mare arrivando a progettare nel 2019 la “Suiso Frontier”, una nave ideata per trasportare ingenti quantità di idrogeno liquefatto. Il primo trasporto è programmato per il 2021 e partirà dall’Australia. Con il successo di questo programma metterebbe in piedi la prima supply chain. 

Inoltre, la strategia di base che sta portando avanti con responsabilità da allora, mira a rendere accessibile l’idrogeno non solo sul piano distributivo ma anche su quello della convenienza economica; le manovre che il Giappone sta attuando in merito, puntano a portare sullo stesso livello i costi dell’idrogeno con quelli dei combustibili concorrenti cosicchè il primo possa diventare maggiormente competitivo. Il Giappone lavorerà su questo aspetto assieme all’Australia e Brunei per far sì che questo diventi possibile. Questo è un elemento cardine per realizzare il sogno del Giappone. 

Il governo gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della filiera idrogena rappresentando un punto di riferimento e di supporto; quest’ultimo, ha previsto per il l’anno fiscale del 2021 che una quota del budget statale venga ripartita per sostenere le spese legate alla ricerca e sviluppo e alle infrastrutture fondamentali per poter curare la filiera da monte a valle. 

Quello che accade dall’altra parte del mondo può sembrarci molto distante dalla nostra realtà ma in verità la linea di condotta perseguita dal Giappone potrebbe generare un valore che non è delimitato esclusivamente a livello territoriale ma può propagarsi a livello globale: uno scenario di questo tipo può rendere più favorevole la creazione di nuove sinergie e collaborazioni a livello commerciale. Le collaborazioni sono

importantissime perché danno un forte apporto alla promozione dei progetti rendendoli anche più accessibili; proprio perché l’unione fa la forza, alcune delle aziende nazionali (tra cui Toyota Motor) entro la fine dell’anno cercheranno di aiutare il paese, che già gode di una certa leadership nelle tecnologie, in questo progetto ambizioso dando vita ad una nuova rete nazionale.

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