L’inquinamento dei data center: quando anche i bit inquinano

Con il termine data center, conosciuto anche con l’acronimo CED (Centro Elaborazione Dati), ci riferiamo a enormi centri che ospitano i server, lo storage, e tutte le apparecchiature che consentono di governare i processi, le comunicazioni e i servizi che supportano qualsiasi attività informatica e che garantiscono al funzionamento di ogni sistema informativo. Con la crescente evoluzione di Internet, del web e delle ICT, in questi ultimi anni l’utilizzo dei data center è aumentato e di conseguenza anche il consumo di energia elettrica di cui necessitano

Nei data center vi sono potenti supercomputer attivi 24 ore al giorno, per tutti i giorni dell’anno, che hanno bisogno di essere tenuti alla giusta temperatura, intorno ai 18 gradi. Dunque, non sono solo i processori che analizzano i dati a lavorare e a richiedere energia, ma anche i sistemi di raffreddamento che permettono loro di funzionare. 

Sorge quindi un problema fondamentale, perché l’energia che utilizzano i data center non è solo quella per l’alimentazione dei potenti supercomputer ma serve anche al raffreddamento dei locali in cui sono tenuti. Quest’ultimo problema non è affatto di poco conto perché è responsabile di enormi consumi di energia.

È stato stimato, infatti, che un data center di grande dimensioni ha un consumo pari a quello di una città da un milione di abitanti, coprendo complessivamente il 2% della domanda elettrica mondiale. Inoltre, in un report del “Climate Change News”, è stato stimato che tra cinque anni l’intera industria ICT potrebbe essere responsabile del 3,5% di tutte le emissioni nel mondo, con la possibile previsione di raggiungimento della quota del 14% entro il 2040.

L’università di Berkeley ha previsto, come se non bastasse, che nel 2020 i data center avrebbero assorbito un’energia elettrica pari a quella consumata da dieci grandi centrali nucleari (100 tWh) con un consumo di CO2 uguale a quello generato da tutti gli aerei nel mondo. Alla luce di queste considerazioni, si può dunque affermare che anche i data center sono responsabili del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici avvenuti in questi ultimi anni.

Naturalmente il problema avrebbe un impatto minore sull’ambiente e sul clima se l’energia usata dai data center fosse rinnovabile. Per questo motivo le principali aziende di tecnologia, negli ultimi anni, stanno procedendo nell’attuare un cambio di rotta per quanto riguarda il sostentamento energetico dei propri data center. 

Per testare nuovi modi di raffreddamento dei server, Microsoft ha immerso uno dei propri CED sui profondi fondali nel mare di Scozia, attuando allo stesso tempo politiche volte a ridurre l’impatto ecologico grazie all’uso di energie rinnovabili. Facebook e Amazon, invece, hanno scelto di perseguire metodi più “tradizionali”, prediligendo luoghi particolarmente freddi come la Svezia e la Danimarca per collocare i propri data centers, con l’obiettivo di un potenziamento del 100% di energia rinnovabile nei prossimi anni. 

Ai giganti del web viene dunque consegnata un’ulteriore responsabilità, ovvero quella di comprendere il grande impatto che i loro grandi data center hanno sul mondo, in modo tale da cercare una soluzione più “green” e pulita per il funzionamento di questi importanti archivi digitali.

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