Quando ci pensa la natura: lumache, insetti e pesci che producono energia

Gli ultimi anni, complice la sempre maggiore attenzione verso l’ambiente, hanno visto svilupparsi sempre più tecnologie che sfruttano l’energia rinnovabile. In natura, però, esistono animali che, senza l’ausilio di alcuna tecnologia, riescono a produrre autonomamente energia: scopriamo quali.

 

Le lumache che producono energia con la digestione

Uno studio condotto dalla Clarkson University di New York, dimostra come questi piccoli molluschi possano produrre piccole cariche elettriche.
Come funziona? Tutto si basa su una cella a combustibile e un elettrodo: inserendo una minuscala cella di a biocombustibile all’interno del guscio della lumaca, i ricercatori newyorkesi hanno verificato come questa si alimenta da sola tramite il glucosio prodotto dal mollusco al termine della normale digestione. Da questa reazione, la cella a combustibile produce piccole cariche di energia elettrica che possono essere trasferite fuori dall’animale con un altrettanto piccolo elettrodo. Vivendo la sua normale vita, la lumaca alimenta la sua minuscola centrale elettrica.
Quanta energia producono? Pochissima: 7,45 microWatt per 45 minuti di durata. Una sola lumaca non è quindi sufficiente per generare abbastanza energia, ma considerando che la stessa tecnologia si può applicare anche a blatte e scarafaggi, non è da escludere che in futuro si riesca a sfruttare questo meccanismo mettendo insieme qualche milione di molluschi o insetti, per ottenere una nuoca fonte di energia totalmente pulita e rinnovabile.

 

Gli insetti che producono energia dal sole

Gli afidi, meglio conosciuti come i parassiti delle piante, sono in grado di produrre energia a partire dalla luce solare.
Come funziona? Uno studio pubblicato sul Scientific Reports ha portato alla scoperta che gli afidi sono in grado di produrre, a partire dall’energia solare, una particolare molecola, chiamata Atp, utile per la produzione di glucosio (e quindi nutrimento). Prima di allora, un processo simile era stato riscontrato solamente nelle piante con la fotosintesi clorofilliana.
Quando la pianta sulla quale crescono gli afidi inizia a morire e le foglie iniziano a cadere, questi parassiti diventano bianchi. Ed è proprio partendo dal cambiamento di colorazione che gli scienziati hanno scoperto questo meccanismo che, probabilmente, consente agli afidi di sopravvivere garantendo loro una riserva energetica da consumare prima di arrivare sulla nuova pianta.
Quanta energia producono? Per il momento gli afidi riescono a provvedere solo al loro sostentamento, ma sicuramente questo studio ha aperto la strada a ricerche più approfondite anche su altri insetti.

 

Le scosse in volo delle anguille elettriche

Gli elettrofori, pesci d’acqua dolce dell’Amazzonia comunemente conosciuti come anguille elettriche, somministrano scariche elettriche molto forti saltando fuori dall’acqua.
Come funziona? L’elettroforo possiede tre paia di organi elettrici addominali in grado di produrre una differenza di potenziale e generare, così, un campo elettrico. Questi organi sono costituiti da cellule speciali, di origine muscolare, denominate elettrociti; questi sono cellule piatte, a forma di disco, affrontate ed allineate, all’interno delle quali scorre la corrente elettrica. Al momento di liberare la scarica elettrica, per esempio per catturare una preda, i canali ionici situati sulla membrana di queste cellule si aprono, permettendo il libero passaggio di ioni sodio, caricati positivamente, che entrano nelle cellule stesse invertendone momentaneamente la carica e generando perciò una scarica. Il meccanismo è simile a quello di una batteria in cui piatti conduttori affrontati producono una carica elettrica. 
Quanta energia producono? Le anguille elettriche possono produrre in questo modo una scarica di 500/600 volt e un flusso di corrente pari ad 1 ampere, quindi una potenza di 500/600 watt: questo le rende i pesci elettrofori più forti di tutto l’ecosistema marino.

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