Nord Stream 2, il gasdotto della discordia

Il recente avvelenamento del dissidente Aleksej Navalny ha risvegliato i contrasti interni al Vecchio Continente, che si allargano anche agli Stati Uniti, sulla realizzazione di una delle opere più importanti per Vladimir Putin, che potrebbe stravolgere gli equilibri dell’intero continente: il Nord Stream 2.

Che cos’è il Nord Stream 2?

Nel 2011, Vladimir Putin decide di realizzare un nuovo canale che gli permetta di trasportare il gas russo direttamente in Europa passando dal Mar Baltico, come avviene già per il Nord Stream 1, evitando così di utilizzare le vecchie infrastrutture che passano per il territorio ucraino. Questo consentirebbe alla Russia di arrivare direttamente in Germania non pagando i diritti di transito all’Ucraina che, dopo a rivoluzione di piazza Maidan e la caduta di Viktor Janukovyč, si è infatti staccata dall’influenza russa.
L’opera, che consentirebbe a Mosca di trasportare circa 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, è ormai realizzata al 90%, ma il dibattito sul suo completamento è più acceso che mai.

Che cosa c’entrano gli USA?

I primi a guardare con forte sospetto il raddoppio del Nord Stream, sono ovviamente gli Stati Uniti, i quali temono che questo possa rafforzare il rapporto tra Europa e Russia, minando l’influenza statunitense verso il Vecchio Continente. Inoltre, da qualche anno gli USA stanno anche cercando di erodere, seppur lentamente, alcune quote di mercato russo inviando in Europa navi cariche di shale gas. È anche per questo, quindi, che a dicembre 2019 il presidente Trump ha predisposto un pacchetto di sanzioni contro le società impegnate nella costruzione del gasdotto costringendole, di fatto, a bloccarne la realizzazione. Questa posizione ha però inasprito le tensioni tra Washington e Berlino, che ritiene l’intervento di Trump una grave interferenza tra negli affari interni dell’Europa ed in particolare della Germania, la più avvantaggiata nella ricezione diretta del gas russo. I consumatori tedeschi, infatti, ricevendo per primi il gas lo pagherebbero ad un prezzo inferiore rispetto agli altri, che dovrebbero invece sopportare anche i costi del trasporto.

E il resto dell’Europa?

I maggiori detrattori della realizzazione dell’opera sono innanzitutto Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia, paesi che dipendono molto dalle importazioni di gas russo e che vorrebbero diversificare il loro approvvigionamento per ridurre la dipendenza da Mosca. Un rafforzamento del rapporto tra Europa e Russia a discapito di quello con gli USA, non permetterebbe di raggiungere questo scopo. Ma soprattutto, un’infrastruttura che non passa dal loro territorio farebbe perdere gli (elevati) introiti derivanti dai diritti di transito.

Si sono dette fortemente contrarie anche alcune istituzioni europee, pur dovendo fare i conti con gli interessi del più importante membro dell’Ue, la Germania. Il Parlamento europeo, infatti, nel 2016 ha approvato una dura risoluzione nella quale chiede di abbandonare il progetto, definendolo “una minaccia per la sicurezza europea”. Ma alle dichiarazioni ufficiali non è seguita una forte azione per tentare di bloccare l’avanzamento dei lavori.

La Commissione europea, invece, cerca di fermare la costruzione del gasdotto sul piano giuridico, dopo aver inutilmente chiesto al Consiglio dell’Unione europea un mandato per poter negoziare con la Russia la costruzione del nuovo gasdotto e trasformarlo quindi in un vero e proprio progetto europeo. Secondo il compromesso raggiunto la supervisione della nuova direttiva, che impone comunque ai gestori delle infrastrutture di permettere l’accesso a società terze, è stata affidata allo stato “nel cui territorio o nelle cui acque territoriali avviene la prima interconnessione” tra la linea di trasmissione gas proveniente dall’estero e la rete europea, ovvero la Germania.

Quali saranno i prossimi sviluppi?

Quella del Nord Stream 2 è una vera e propria patata bollente in mano a Berlino, dove il governo si ritrova a doversi districare tra una selva di interessi contrastanti e scelte strategiche estremamente delicate. Le tensioni maggiori sono legate appunto al fatto che alcune delle più influenti multinazionali europee spingono per la realizzazione del nuovo gasdotto malgrado i loro governi appoggino ufficialmente le sanzioni economiche applicate contro la Russia.
Putin, dal canto suo, è disposto a scendere a qualche compromesso pur di vedere l’opera realizzata, mentre Trump farà di tutto per impedirlo: l’apparente unità dell’Unione Europea e di questa con l’alleato americano, insomma, rischia di andare clamorosamente in frantumi.

 

 

 

 

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